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DIVAGAZIONI OLTRE I CONFINI DELL’EMPATIA

Il Mare, distesa immensa senza confini, ci osserva e ci accoglie nella sua infinita compassione, ci abbraccia come una madre che rivede dopo tanto tempo i figli partiti in guerra in nome di ideali senza tempo, pregni di sogni e speranze, ci ascolta come in un confessionale senza pareti e senza giudizio e ci insegna il dono dell’Empatia, il significato del cambiamento, gli alti e i bassi della vita attraverso le sue maree.

Quel Mare a cui tutti noi dobbiamo qualcosa, diventa il crogiuolo delle sensazioni del mondo, il fluido imbevuto di pensieri e sentimenti che si ritemprano ad ogni Luna piena.

E proprio da quel Mare ancestrale si genera Poesia, si diramano le correnti ascensionali del verbo, si accumulano versi e strofe di bellezza cangiante che come dardi colpiscono l’anima del lettore, o per meglio dire dello spettatore di tale meraviglia.

Poesia dunque. Parole intelaiate in una ragnatela cosmica che dall’alto dell’intuizione si gettano sulla Terra per essere rese immortali e libere dal giogo del Tempo.

Parole antiche di animica fattezza, che si incarnano nel chiaroscuro della cellulosa per essere imbrigliate e trasmesse ai posteri.

Cos’è Poesia se non un viaggio nei più reconditi anfratti dell’Essere?

E cos’è il Mare se non la casa delle empatiche scissioni del sentimento?

E non è forse espressione del Silenzio questa magica processione corale che prende il nome di “Divagazioni oltre i confini dell’Empatia”? Non mi pongo limiti nell’espressione della mia sensibilità e scelgo la contorta via del superamento di ogni confine dettato dalla forma o dalla ritmica.

Mi concentro sul sentire e mi porto avanti nel duro cammino dell’esploratrice della Vita. Mi lascio trasportare lungo il fiume del divenire e grazie alla mia versatilità riesco a inviare dei messaggi chiari e concisi che arrivano a destinazione senza perdersi.

Oltre i confini dell’Empatia, il Mondo sembra così piatto. L’uomo vaga ciecamente alla deriva, nudo e affamato di menti inaridite…non riesce neanche a salvare se stesso dalla paura del timore e dall’utopia…

I temi trattati spaziano dal sentimento puro alla natura, dalla disperazione della perdita alla gioia del ritrovarsi, dalla bruttura della guerra alla luminosità della speranza.

Sono quasi messaggi crittografati che l’Anima stessa non riesce a interpretare.

E quell’occhio che diventa meschino riesce a vedere solo ciò che gli si palesa davanti, e non conosce compiutezza. A tratti si delinea quasi un contrasto tra Luce ed Ombra, una ricerca di visione più ampia tra ciò che è illusorio e ciò che è reale. La cecità dell’uomo diventa volontaria, implorante verità davanti ad una maschera che scambia il delinquente per il santo, in questo immenso grembo incosciente degli uomini.

E tuttavia la Luce della Vita si fa strada oltre il muro del Silenzio grazie a quei germogli dal fertile grembo che allontanano la disperazione della Tenebra e la sua abissale voragine.

Nasce così il desiderio che la Libertà surclassi la strada dell’agonia e che il ricordo si faccia strada per rinverdire quell’età d’oro dell’Amore che si è perduta dietro la caoticità

dell’esistenza umana. Ed è quasi un pianto lieve quello che dal ricordo passa alla dimenticanza, che dal perdersi si ritrova poi oltre i limiti imposti dell’identità stessa di un Ego che si prostra davanti alla nobiltà d’animo.

Ed è un Vortice di Gioia quello generato da colori soavi che affrescano le pareti oppresse dall’angoscia dell’Oscurità. La stessa continuità della poesia è emblema dell’essenza del cuore che unifica corpo e mente in unica entità.

Si cammina poi su strati di foglie sulle quali una Stella è caduta, ignara che la teneva su solo un filo, e si cammina sulla pelle di questa Meravigliosa Madre che è stata vestita di morte, lasciando l’anima della poesia su un mare di tenebre.

L’invettiva contro quel fradicio sudiciume di armi si trasforma in un Rosso sudario della Terra, nella quale sono state sparse pietre confusamente come fossero lapidi di un cimitero fantasma avvolto dalla nebbia dell’incerto Fato dell’Uomo.

Dispersa è la coscienza, nuda carne della macchia che si aggira avida di vittime. E di fronte a tutta questa disperazione la Poesia diventa un bastione di difesa contro l’indifferenza della gente, contro la stupidità e la cecità di chi non vuol vedere.

La ricerca di sè diventa una ricerca di Luce, di quella lampada moribonda che proietta l’Anima nascosta dietro l’ombra del Cuore.

La pioggia diventa il mascheramento delle lacrime che divengono l’unica sorgente di calore che riscalda il cuore, in quel Silenzio che in solitudine danza, e nella cui oscurità esulta la musica dello Spirito, ondeggiando come acqua e vibrando alla luce lunare, per trovarvi piacere. L’Esistenza diviene quindi Vento che libera l’anima dal Tempo.

Divagazioni oltre i confini dell’Empatia” è un viaggio che dall’interno conduce a se stessi, passando attraverso le vie dell’empatico sentire e superandone ogni confine per poi rigettarsi in Mare dopo una perigliosa navigazione. Attraverso la sofferenza della guerra, la disperazione dell’assenza, la speranza dell’amore, la bellezza della Natura e la lotta tra Luce e Ombra, emerge la dolce amara consapevolezza che solo l’ascolto del Silenzio potrà condurci alla Verità del nostro cammino, rivelandoci il miracolo della Vita e della Morte.

DOROALICE

Il cuore del puzzle #3

Vi consiglio di leggere gli episodi precedenti…

– Non farci caso…- disse il grazioso ragazzo, rivolgendosi a Madeleine da dietro il bancone del bar a bassa voce -…è sempre così lui, non parla quasi mai ed è anche piuttosto antipatico oltre ad essere scorbutico -…Sarò anche antipatico come dici tu, ma di sicuro non sono sordo…!- replicò Antony prima di lasciare la caffetteria, ostinandosi a non guardarsi intorno e soprattutto Madeleine -..che ti dicevo?- sussurrò il ragazzo a Madeleine, che sembrava essersi rattristata. Quando si furono calmati tutti, Henry e il ragazzo ripresero a chiacchierare, apprendendo che Antony alloggiava in un albergo poco distante dalla caffetteria in cui si trovavano, che era in città da circa una settimana e che prima di incontrarli stava facendo l’ennesimo giro dell’isolato alla ricerca di un mini appartamento dove alloggiare, in quanto vincitore di una borsa di studio come ricercatore universitario. Madeleine mentre ascoltava tornò a studiare con attenzione il fondo del tè rimasto, quando si interruppe, perché un gatto si era messo a miagolare sonoramente affianco alla sua sedia. -…cosa…!?- fece preoccupato il ragazzo da dietro il bancone – Ma guarda… un gatto!- disse allegramente Henry sporgendosi dalla sedia per guardare il piccolo felino – Che c’è, Madeleine, non ti piacciono?- continuò lui sorridendo – Scherzi?… li adoro!- fece un gran sorriso e si avvicinò al micio – Attenta… non ti conosce… potrebbe graa..eh?!- fece il ragazzo della caffetteria allarmato, ma poi vedendo come il felino si faceva tranquillamente accarezzare facendo le fusa, non disse altro – Non c’è che dire… te la cavi proprio bene, con i gatti…- disse Henry – già…a casa credo ce ne siano ancora quattro, ma un periodo sono arrivata ad averne anche sette, o giù di lì…- disse lei alzandosi in piedi, dopo avergli dato un’ultima carezza -…non so quanti ce ne siano adesso, ma credo che almeno uno ne sia rimasto…- concluse pensierosa Madeleine – Come, credi di averne? Non sai quanti…- cominciò Henry, ma Madeleine lo precedette e rispose -…da quando sono ripartita da casa… come posso sapere quanti gatti ci sono adesso se sono qui? Bisognerebbe essere in due posti contemporaneamente…- e rise – Ehm…hai ragione…non ci avevo pensato…- ammise lui, e rise. – Che ne dite di andare a cena insieme?- disse Henry rivolgendosi a Madeleine e al ragazzo che serviva nella caffetteria. – Ieri ho visto un ristorante molto carino… e se andassimo là?- propose Henry. Il ragazzo accolse subito la proposta con entusiasmo, come anche Madeleine, così alla fine optarono per la proposta dell’amico. Passarono il resto del pomeriggio a chiacchierare e a girare per la città, così, dopo che Henry indicò loro il ristorante, due orette dopo vi si ritrovarono tutti insieme per la cena, dove continuarono a parlare tra una portata e l’altra, serviti da una cameriera con eccessiva peluria sul viso e un maitre con una macchia di unto proprio sulla cerniera del pantalone, tant’è vero che guardandosi tra di loro, sperarono non si trattasse di un problema di incontinenza urinaria. Mentre mangiavano il dessert si accordarono sugli orari di ritrovo per il giorno seguente. Alla fine della cena si salutarono dandosi appuntamento al giorno dopo, e mentre i ragazzi proseguirono lungo la loro strada, Madeleine la attraversò, ma subito dopo udì un rumore di passi, si voltò allarmata e solo allora si rese conto che si trattava di Antony… Continua

Doroalice 2020

Il cuore del puzzle #2

Si consiglia di leggere l’episodio precedente….

Quando finalmente Madeleine riuscì a calmare la sua risata, si avvicinò ad Henry e presentandosi al suo amico, che continuava a fissarla con uno sguardo poco amichevole, si scusò con lui per il suo comportamento poco educato nei suoi riguardi. Il ragazzo presentandosi disse di chiamarsi Antony e Madeleine pensò subito che quel nome era perfetto per lui. Antony continuava a fissarla e il suo sguardo non era più quello di prima, ma sembrava che la contemplasse e per un attimo Madeleine si perse in quegli occhi dolci e malinconici, la sensazione che provò era quella di un mare in inverno, occhi pregni di sogni e speranze di bellezza cangiante che come dardi colpirono Madeleine per tale meraviglia. Occhi profondi e imperturbabili che davano una strana impressione di sicurezza e tranquillità, mentre sorrideva dolcemente. -Bene!- intervenne Henry alzando la voce, essendosi reso conto della piega che stava prendendo la situazione, interrompendo i pensieri di Madeleine e un eventuale risposta da parte di Antony – che ne dite di andare al bancone del bar a prendere qualcosa? Antony ci farebbe molto piacere…- disse rivolgendosi all’amico – Oh! Grazie, sei molto gentile, ma… non vorrei disturbare…- disse lui- Ma figurati! A noi fa molto piacere! Avanti… non farti pregare!- intervenne Henry con molto entusiasmo – Ehm…va bene…- concluse Antony – Ottimo! Al bancone il grazioso ragazzo che precedentemente rideva con Madeleine prese le ordinazioni: Henry volle a tutti i costi una tazza di cioccolata, Antony un bitter lemon e Madeleine un Earl Grey Green Thea al bergamotto. Mentre Madeleine restava in apparenza impassibile, continuando a bere il suo thè, si spalancò una porta da dove uscì una signora vestita interamente di nero con occhiali neri che disperata cercava la sua valigia nera. Henry, Antony e Madeleine scoppiarono a ridere e con loro, il grazioso ragazzo dietro il bancone del bar. Qualcuno dei presenti avviò con una monetina il jukebox presente nella sala della caffetteria e Antony rivolgendosi a Madeleine disse: – Mi concedi questo ballo?- Madeleine imbarazzata, arrossì e senza rendersene conto, si ritrovò tra le braccia di Antony. Cominciarono a danzare, Madeleine sentì la mano di Antony posarsi sulla nuca, il respiro vicino, sempre più vicino e tiepido. Antony le si accostò lentamente all’orecchio e in un lieve e carezzevole sussurro, disse: -“Lasciali così, mi piacciono sciolti.” – Le loro immagini erano proiettate sullo specchio in ferro che occupava gran parte della sala. Madeleine non riusciva a vedere altro che quella stanza e quel ragazzo bellissimo davanti a lei, solo questo nella sua testa. Antony forse se ne rese conto, poiché le si avvicinò con affetto, baciandola su una guancia. Le prese la mano e la tenne nella sua, mentre le sue labbra si schiudevano per dire: “Ora sarà bene che io vada sul serio, o mi licenzieranno questa volta!”. Madeleine annuì, era distante con il pensiero ma con Antony, da qualche parte nelle loro menti, nei loro spiriti, o chissà dove. Lasciò andare la sua mano. Aveva lasciato i capelli sciolti. Lo guardò con affetto dritto negli occhi e lo seguì con lo sguardo mentre si allontanava dopo aver salutato Henry…. Continua

Doroalice 2020

Ite bello!

Tantas boghes de pitzinnos,

cantende cun vigore

e in allegria,

cun peraulas

chi sun de poesia.

Ite bello!

Cantigos de amore

in sos camminos

solianos de campagna,

campanas de die ‘e festa,

Ite bello!

Ite grande dulcore

giughes in manos

comente un’unda

de mare

pro mi pienare

su coro de amore

una rosa,

una lagrima,

respiru pasidu

de su cumpagnu meu.

Ite bello!

Doroalice 2020

Tante voci di bambini,

cantando con vigore

e allegria,

con parole

che sono di poesia.

Che bello!

Cantici d’amore

nelle strade

assolate di campagna,

campane di giorno di festa.

Che bello!

Qual grande dolcezza

porti nelle mani

come un’onda

di mare

per riempirmi

il cuore d’amore,

una rosa,

una lacrima,

respiro placido

del mio compagno.

Che bello!

Doroalice 2020

#fotodoroalice

IL CUORE DEL PUZZLE #1

Madeleine venne attraversata da un brivido di freddo quando, guardando fuori dalla finestra rimase ammaliata dallo scenario che le si presentava davanti, quello che solitamente viene chiamato, un tempo da lupi, ma senza lupi. Dinnanzi a lei, l’aspettava una giornata all’insegna del freddo e il pensiero di uscire da casa, per recarsi all’università e poi in ufficio, la faceva rabbrividire ancora di più. Per non parlare poi della corsa che avrebbe dovuto fare, per raggiungere la metropolitana leggera, della guerra degli ombrelli tra i passanti, transitando sui marciapiedi della città e gli schizzi delle auto sulle pozzanghere d’acqua. Madeleine, una ragazza esile, dai lineamenti delicati e fragili, adorava i paesi caldi, il mormorio del mare, il profumo della macchia mediterranea ma esigenze di lavoro e di studio, la portarono a trasferirsi in una città del nord, dove il mare era solo un sogno e il clima era prevalentemente freddo. Fu così che il giorno decise di rimanersene a casa. Telefonò la sua collega inventandosi una scusa, facendosi inviare via mail, il lavoro urgente che poi avrebbe svolto con tutta calma in casa. Aveva tante ore da spendere in completa libertà. Ciabattando si avviò verso l’angolo cottura per preparare la colazione, e placare il mormorio del suo stomaco che la reclamava. Poiché nella casa regnava un silenzio pesante, avviò lo stereo ad alto volume, affinchè, last train home di Pat Metheny, facesse da colonna sonora a questa giornata tutta sua. Assaporava il suo cappuccino con la brioche come mai aveva fatto prima, quando sentì bussare alla porta. Madeleine sussultò e disse: -Apro o non apro?- Si avviò verso la porta e solo quando aprì, si rese conto di indossare ancora il pigiama e le ciabatte, per non parlare poi dei suoi capelli lunghi, fermati sulla nuca con una matita colorata che facevano di lei, un personaggio buffo dei fumetti. Davanti a lei, sull’uscio di casa, si ritrovò, come per magia, la presenza del vicino di casa che le chiedeva di abbassare il volume dello stereo, poiché essendo uno scrittore, non riusciva a concentrarsi per il suo romanzo. Madeleine, che non conosceva il suo vicino di casa, arrossì imbarazzata e venne investita da una fresca cascata che sprigionava lo sguardo del vicino. Lui sorrise e presentandosi, disse di chiamarsi Henry. Madeleine si scusò e poiché aveva ancora in mano la brioche che Henry guardava divertito, lo invitò a far colazione con lei, nella caffetteria sotto casa. Henry sbirciò l’orologio, e guardando Madeleine le rispose che accettava volentieri. Madeleine si diresse verso il bagno per una frettolosa doccia, un filo di trucco sugli occhi a mandorla, spazzolò i lunghi capelli corvini e indossando jeans, maglione e giaccone, raggiunse Henry che l’aspettava nella caffetteria sotto casa. Gli occhi grigio-verde di Henry la fissavano, mentre lei avanzava verso di lui, infreddolita e impacciata. Ordinarono due cioccolate fumanti e dei cornetti appena sfornati. Si sedettero accanto alla vetrina, da dove si poteva ammirare la città innevata, avvolta da una soffice coltre di pura neve che rendeva tutto più candido. Henry iniziò a parlare di sé e della sua vita, di come potesse essere difficile, davanti a una pagina vuota, formulare idee e inserire il flusso della creatività, se poi ci si metteva anche la musica ad alto volume della vicina di casa era pressoché impossibile. Fu allora che incominciarono a ridere, come mai avevano fatto nella loro vita, anche se la risata di Madeleine era una risata udibile a metri di distanza, quasi imbarazzante per Henry, poi parlarono a lungo come se si conoscessero da una vita. Ma è in quel preciso istante che nella caffetteria entrò un ragazzo, elegante nel portamento e cordiale con tutti, forse troppo perfettino, pensò Madeleine, anche perchè al suo arrivo si specchiò, più volte, negli specchi presenti all’ingresso della caffetteria per sistemarsi i capelli e il bavero della giacca… anzi pensandoci bene, più che una caffetteria somigliava a una stanza degli specchi. Henry alzandosi gli andò incontro e lo salutò con una pacca sulla spalla e mentre si avvicinavano al tavolino, dove era seduta Madeleine, il ragazzo inciampò in una valigia nera, spuntata così per magia, che tutti si domandarono allarmati di chi potesse mai essere. Madeleine alla vista della rovinosa caduta e della situazione tragicomica che si era creata, non riuscendo a trattenere la sua solita ilarità, scoppiò in una risata irrefrenabile che rese la situazione ancora più comica. Poi come se non bastasse, accorse in aiuto del ragazzo, un signore di bassa statura che nell’aiutarlo ad alzarsi scivolò sulla valigia, ritrovandosi con i piedi per aria. Ma proprio quando la situazione stava per degenerare, intervenne il proprietario del locale che chiamando per nome il ragazzo, lo aiutò ad alzarsi assicurandosi che stesse bene. Il ragazzo, imbarazzato, ringraziando e specchiandosi ancora una volta per sistemarsi i capelli e rassettare la giacca stropicciatasi nella rovinosa caduta, guardò con grande disprezzo Madeleine, che continuava a ridere e con lei anche un grazioso ragazzo che si trovava dietro al bancone del bar della caffetteria…. Continua…

Doroalice 2020

“La ricerca”

Ti ho cercato nei miei pensieri.

Ho rovistato tra antichi ricordi

Nella speranza di trovarti.

Non è stato così.

Ti ho cercato.

Non ti ho trovato.

E ora…ora per me

Sarà la fine.

Non potevano portarti via,

Ma così è stato.

Era troppo presto

Ma la Morte non conosce

Il tempo.

Vita,

Morte,

Due facce dello stesso destino,

Forse due destini…

Non lo sapremo mai.

La tua bara è nera.

E’ ricoperta di fiori,

Non i miei però…

Odiavi i fiori,

Ma ai morti si prescrivono i

Fiori.

La bara,

I fiori.

Questa è la scena che mi si

Presenta davanti…

E’ la fine per me.

Non resterò a lungo.

Addio, amore mio.

Doroalice 2020

“Gli amanti”

Calda, la tua mano,

mi sfiora le labbra

Mentre ti osservo accanto a me.

Anche questa notte

Il tempo è volato

Quasi come se avesse le ali,

Le ali di un angelo.

Perché siamo costretti a nasconderci, amore mio?

Perché non siamo accettati dal resto del mondo?

Spesso piango di questa situazione

Piango e il sangue

Continua a bagnare

La mia anima.

Amore sei così bello,

La luna con i suoi raggi

Ti illumina il volto.

Sembri un Angelo.

Ma gli angeli non hanno sesso

E quindi non hanno il

Problema che è toccato a noi due.

Siamo condannati,

Sanguiniamo,

Soffriamo

Perché siamo due amanti

Che per natura

Dovrebbero volgere lo sguardo

Altrove.

Due amanti,

Due reietti nella società.

Moriremo per questo,

Moriremo nascosti,

Moriremo senza aver vissuto.

Doroalice 2020

La compagnia delle libellule impazzite

Ci sono dei giorni in cui mi sento apatica, come questa mattina, tutto è Silenzio, il resto è più che altro rumore che poi passa, si affievolisce e degenera in lontani echi rigeneratori per il muschio. Tutto è Silenzio, il resto è rumore. Questo rumore che mi tempesta di ogni sensazione possibile per poi abbandonarmi con una poesia scritta anni prima e mai notata. Non si nota la sua assenza. La si nota solo quando la si cerca in una ciotola di acqua. Perchè è difficile seguire ciò che scrivo e penso? Perchè dovrebbe essere facile invece? Facilità, banalità, ovvietà, sinonimi inutilmente esistenti, come tante altre cose. Persone. Luoghi. Nomi. Cognomi. Rumori. Suoni. La poesia viene una notte e ti porta via una manciata di cuori. Te ne lascia uno, giusto per godersi tutta la tua caduta, per godersela TUTTA. Fino all’ultima goccia. Essere indifferenti sarebbe una soluzione ma c’è chi dice che l’indifferenza sia simbolo di una paura latente presente nel carattere (genoma?) umano. E allora se esiste questa paura, allora ci sono i problemi che causano questa tale paura, ci sono le riflessioni, le esclusioni di sorta e il bisogno (altrui) di risolvere tutto, di eliminare ogni perplessità, di gioire. Poi però, all’improvviso capita l’inaspettato… arrivano loro, la compagnia delle libellule impazzite, i miei veri amici, un’amicizia che risale ai tempi dell’università e con i quali condivido la passione per il parapendio. Si siamo delle vere libellule impazzite… come amiamo chiamarci. Lella la psicologa, Marco il biologo marino, Luke il ricercatore universitario, che nonostante viva in Sardegna da secoli, si rifiuta di parlare l’italiano e parla solo l’inglese, qualche volta la limba sarda, con il pretesto di dialogare solo in inglese, ma per noi va più che bene, così si impara meglio la lingua inglese, e poi c’è lui, il nostro grande Maestro Giacomo, istruttore di parapendio, che riuscirebbe a spostare con la mente e fisicamente le montagne. Praticamente mi hanno trascinata via… nel vero senso del termine, senza neanche darmi la possibilità di dire di no. Siamo partiti all’avventura, come è nostro solito fare, a un certo punto mi hanno sequestrato e spento il telefono, minacciandomi. Eh! Si… queste sono le regole sulla Land Rover Defender del grande Boss Giacomo… chi non le rispetta rischia di rimanere a piedi o peggio… lo smartphone subisce coattivamente il volo dell’angelo dal finestrino… Vi assicuro che è già capitato, il Boss non scherza! Abbiamo trascorso una magnifica giornata, dalla montagna siamo scesi verso il mare dove la Natura ha fatto da padrona per tutta la giornata. Vi assicuro che trascorrere una giornata in compagnia di veri amici… poi se sono folli come i miei, è veramente rigenerante, ve la consiglio di cuore. E l’apatia? Beh! Che dire… è scomparsa. Ci vuole poco per farmi stare bene, amici genuini e una bella escursione tra le montagne e il mare… Anche se prima di lasciarmi mi hanno obbligata a non parlare di nessuno di loro, in quello che loro definiscono… il mio blog strappa lacrime, epitaffio della Poesia, forse non hanno poi tutti i torti… ma io ne parlo ugualmente… Lella, Marco, Luke e il grande Boss Giacomo, persone straordinarie, veri amici del cuore, da una vita, che non pretendono niente in cambio, che non mi considerano “DIVERSA”, solo per il fatto che io abbia l’abitudine di pensare troppo e di credere ancora nei veri sentimenti, nel romanticismo tra un uomo e una donna e soprattutto credono in tutto quello che io porto avanti da anni, i diritti degli esseri umani indifesi, anni di lotta contro le ingiustizie e contro tutto quello che ferisce la fragilità delle persone considerate invisibili, contro la stupidità e la cecità di chi non vuol vedere oltre quella maschera, che scambia il delinquente per il santo in questo immenso grembo incosciente degli uomini. I miei Amici? Sono i granelli di sabbia che compongono la spiaggia intera della felicità… della mia felicità. Grazie cari amici della compagnia delle libellule impazzite.

Doroalice 2020

Quante volte mi sono persa

Nell’oscurità dei tuoi occhi

Nei boschi di nebbia,

Nella foschia

Intrappolata nelle spine delle rose

Dalle mie speranze

Da quell’abbraccio, bacio,

Così a lungo bramato.

Falena che danza in quell’oscurità,

Nessuna luce davanti a me.

Sono perduta

Nel mio desiderio di stare sempre con te.

Vivo i tuoi giorni,

Sogno quella luce

Che si accenderà in me

Quando tu sarai con me.

Luce che illuminerà i nostri volti

Nella continuità dei sogni.

Crepuscoli, nebbie e canti.

Danze e immagini riflesse sulle pareti

Da una lanterna intagliata nella nebbia.

Piccole seggiole, come quelle di un carillon agreste!

Foresta e bosco,

Spiriti e sogni di marzapane, casette di marzapane

Dolci… ma malinconiche,

Un’atmosfera sublime e non stereotipata.

Qualunque cosa porterà il ​​domani, io ci sarò

Con le braccia aperte e gli occhi pieni di te.

Sono ciò che tu mi hai dato e che io ho fatto mio.

Sei prezioso.

Ma non posso darti ciò che hai già dentro di te,

La bellezza.

Doroalice 2020

#fotodoroalice

Amore mannu

Amore mannu

Cando tue

amore mannu

ti chi ‘ettas in sos

bratzos mios

pedende ammentos,

non drommo

sa notte.

Cando sa brama

istringhet su coro,

sos ojos brujan

comente haeran piantu.

Si tue mi lassas sola,

su caminu ‘e sa vida

sa luna e-i sas istellas,

che tando, ancora han a bolare.

Hapo a tenner

meda timore.

Porrimi a su mancu

sa manu

amore mannu,

faghemi legger

in sos ojos tuos

amore,

bentu, vida,

sonnios.

M’hapo a gosare

de su sole tou

basu in sas laras

gosu,

gana de s’amore.

Doroalice 2020

Amore grande

Quando tu

amore grande

ti butti nelle

mie braccia

elemosinando ricordi,

non dormo

la notte.

Quando la nostalgia

stringe il cuore,

gli occhi bruciano

come avessero pianto.

Se tu mi lasci sola,

il cammino della vita

la luna e le stelle,

come allora, voleranno.

Avrò

tanta paura.

Porgimi almeno

la mano

amore grande

fa che io legga

nei tuoi occhi

amore,

vento, vita,

sogni.

Godrò

del tuo sole

bacio sulle labbra

gioia,

voglia dell’amore.

Doroalice

#fotodoroalice

PETALI

Piangete bianchi petali

Lacrime di pioggia

Umide d’amore.

Dissetate il grembo

Della terra placando

il desiderio di passione

Sempre vivo,

Di un fuoco incosciente

Ma mai di disperazione.

Soffia vento e scuoti

I rami dell’abbandono,

Fai danzare

Il candido incantesimo,

Nel Silenzio vellutato

Fiorito di petali di liberazione.

Immoto bagliore di fiori

Che come baci,

Distendendosi

Mormorano amore

Che risorge senza timore.

Amore…

Che per poetarlo basta il cuore,

Libero come il vento

Che trasporta il seme

Che la terra e la pioggia

Germoglierà.

Petali…

Gonfi di carezze

Intessute con pregiata filigrana,

Boccioli di seta,

Gemme che biancheggiano

Sul candido velo della sposa

Che danza stregata

Da una melodia gitana

E dal fruscio d’una brezza di baci lontani.

Petali…

Baciati dal vento e dalla pioggia.

Doroalice 2020

#fotodoroalice

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