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DIVAGAZIONI OLTRE I CONFINI DELL’EMPATIA

Il Mare, distesa immensa senza confini, ci osserva e ci accoglie nella sua infinita compassione, ci abbraccia come una madre che rivede dopo tanto tempo i figli partiti in guerra in nome di ideali senza tempo, pregni di sogni e speranze, ci ascolta come in un confessionale senza pareti e senza giudizio e ci insegna il dono dell’Empatia, il significato del cambiamento, gli alti e i bassi della vita attraverso le sue maree.

Quel Mare a cui tutti noi dobbiamo qualcosa, diventa il crogiuolo delle sensazioni del mondo, il fluido imbevuto di pensieri e sentimenti che si ritemprano ad ogni Luna piena.

E proprio da quel Mare ancestrale si genera Poesia, si diramano le correnti ascensionali del verbo, si accumulano versi e strofe di bellezza cangiante che come dardi colpiscono l’anima del lettore, o per meglio dire dello spettatore di tale meraviglia.

Poesia dunque. Parole intelaiate in una ragnatela cosmica che dall’alto dell’intuizione si gettano sulla Terra per essere rese immortali e libere dal giogo del Tempo.

Parole antiche di animica fattezza, che si incarnano nel chiaroscuro della cellulosa per essere imbrigliate e trasmesse ai posteri.

Cos’è Poesia se non un viaggio nei più reconditi anfratti dell’Essere?

E cos’è il Mare se non la casa delle empatiche scissioni del sentimento?

E non è forse espressione del Silenzio questa magica processione corale che prende il nome di “Divagazioni oltre i confini dell’Empatia”? Non mi pongo limiti nell’espressione della mia sensibilità e scelgo la contorta via del superamento di ogni confine dettato dalla forma o dalla ritmica.

Mi concentro sul sentire e mi porto avanti nel duro cammino dell’esploratrice della Vita. Mi lascio trasportare lungo il fiume del divenire e grazie alla mia versatilità riesco a inviare dei messaggi chiari e concisi che arrivano a destinazione senza perdersi.

Oltre i confini dell’Empatia, il Mondo sembra così piatto. L’uomo vaga ciecamente alla deriva, nudo e affamato di menti inaridite…non riesce neanche a salvare se stesso dalla paura del timore e dall’utopia…

I temi trattati spaziano dal sentimento puro alla natura, dalla disperazione della perdita alla gioia del ritrovarsi, dalla bruttura della guerra alla luminosità della speranza.

Sono quasi messaggi crittografati che l’Anima stessa non riesce a interpretare.

E quell’occhio che diventa meschino riesce a vedere solo ciò che gli si palesa davanti, e non conosce compiutezza. A tratti si delinea quasi un contrasto tra Luce ed Ombra, una ricerca di visione più ampia tra ciò che è illusorio e ciò che è reale. La cecità dell’uomo diventa volontaria, implorante verità davanti ad una maschera che scambia il delinquente per il santo, in questo immenso grembo incosciente degli uomini.

E tuttavia la Luce della Vita si fa strada oltre il muro del Silenzio grazie a quei germogli dal fertile grembo che allontanano la disperazione della Tenebra e la sua abissale voragine.

Nasce così il desiderio che la Libertà surclassi la strada dell’agonia e che il ricordo si faccia strada per rinverdire quell’età d’oro dell’Amore che si è perduta dietro la caoticità

dell’esistenza umana. Ed è quasi un pianto lieve quello che dal ricordo passa alla dimenticanza, che dal perdersi si ritrova poi oltre i limiti imposti dell’identità stessa di un Ego che si prostra davanti alla nobiltà d’animo.

Ed è un Vortice di Gioia quello generato da colori soavi che affrescano le pareti oppresse dall’angoscia dell’Oscurità. La stessa continuità della poesia è emblema dell’essenza del cuore che unifica corpo e mente in unica entità.

Si cammina poi su strati di foglie sulle quali una Stella è caduta, ignara che la teneva su solo un filo, e si cammina sulla pelle di questa Meravigliosa Madre che è stata vestita di morte, lasciando l’anima della poesia su un mare di tenebre.

L’invettiva contro quel fradicio sudiciume di armi si trasforma in un Rosso sudario della Terra, nella quale sono state sparse pietre confusamente come fossero lapidi di un cimitero fantasma avvolto dalla nebbia dell’incerto Fato dell’Uomo.

Dispersa è la coscienza, nuda carne della macchia che si aggira avida di vittime. E di fronte a tutta questa disperazione la Poesia diventa un bastione di difesa contro l’indifferenza della gente, contro la stupidità e la cecità di chi non vuol vedere.

La ricerca di sè diventa una ricerca di Luce, di quella lampada moribonda che proietta l’Anima nascosta dietro l’ombra del Cuore.

La pioggia diventa il mascheramento delle lacrime che divengono l’unica sorgente di calore che riscalda il cuore, in quel Silenzio che in solitudine danza, e nella cui oscurità esulta la musica dello Spirito, ondeggiando come acqua e vibrando alla luce lunare, per trovarvi piacere. L’Esistenza diviene quindi Vento che libera l’anima dal Tempo.

Divagazioni oltre i confini dell’Empatia” è un viaggio che dall’interno conduce a se stessi, passando attraverso le vie dell’empatico sentire e superandone ogni confine per poi rigettarsi in Mare dopo una perigliosa navigazione. Attraverso la sofferenza della guerra, la disperazione dell’assenza, la speranza dell’amore, la bellezza della Natura e la lotta tra Luce e Ombra, emerge la dolce amara consapevolezza che solo l’ascolto del Silenzio potrà condurci alla Verità del nostro cammino, rivelandoci il miracolo della Vita e della Morte.

DOROALICE

LE SENTINELLE DEL PORTALE

IV

Ed eccomi anche oggi con il solito appuntamento domenicale dei nostri eroi : Takao Kinomiya, Kei Hiwatari, Rei Kon, Kyouju (Prof. K), Takako Shimizu in giro per il mondo a disputare gli incontri per il mondiale che si trovano in Germania. Per tutti coloro che avranno il piacere di seguirli nelle loro rocambolesche avventure e per una migliore comprensione, consiglio di leggere gli episodi precedenti del racconto… BUONA LETTURA…. GRAZIEEEE….

Kei la guardò, e trasalì impercettibilmente. Non le aveva mai chiesto spiegazioni.

…a cosa si riferisse dicendo così…

…come facesse a far apparire e sparire ciò che voleva…

Forse perché quelle poche volte in cui lei gli aveva quasi rivelato qualcosa, le sue domande non riuscivano mai ad arrivare alle sue corde vocali…

…gli si gelavano tra le labbra, e lì morivano, come rapite da qualcosa o qualcuno…

Ma sapeva, che quando diceva così, allora c’era davvero qualcosa che minacciava le loro vite…

…lo sapeva perché aveva avuto modo di constatare lui stesso dell’efficacia dei suoi presentimenti…

…qualcosa come perdere la memoria per tanti anni….

Tutte le impressioni che Takako gli aveva esposto fino ad allora si erano poi rivelate puntualmente fondate, non si sbagliava mai…

Si riscosse da quei pensieri che avrebbe voluto definire macabri, e alla fine disse – di qualunque cosa si tratti staremo all’erta… ora, però, se sei stanca, è meglio che vada a riposarti…non hai tutti i torti… domani sarà una giornata piena…- si alzò dalla panchina con le sopracciglia aggrottate, e insieme si diressero all’uscita del parco, scambiandosi le ultime impressioni della giornata e lasciandosi alle spalle il lago vuoto.

Pochi minuti dopo Kei era rientrato nella sua stanza d’albergo, dove tutti dormivano beati…velocemente si coricò e prima di addormentarsi ripensò alle parole dell’amica…

…certo…era felice di averla ritrovata davvero, ma c’era ancora qualcosa che sfuggiva tra i suoi pensieri…

…ad ogni modo decise di non indagare oltre fino al giorno seguente, in cui le avrebbe chiesto tutto quello che ancora non gli era chiaro…a quel punto, però, i suoi pensieri cominciarono a vorticare, le parole ad inciampare e i dettagli a venir meno, finché il suo conscio morì lentamente per lasciare il posto a pensieri oscuri, ormai obliati dal tempo e dall’abitudine, che durante la notte invadevano i suoi sogni immemorabili.

La mattina dopo i ragazzi si svegliarono un po’ tardi, finirono di racimolare le loro cose, e se Kei e Rei furono i primi ad avere i bagagli pronti nel giro di una mezz’oretta, Takao fu l’ultimo, poiché aveva lasciato tutti i suoi averi sparsi, e stavano per lasciare la stanza quando si ricordò di aver lasciato lo spazzolino da denti sopra il suo letto. Quando finalmente si ritrovarono con Takako si diressero verso la stazione ferroviaria a prendere il treno, che li avrebbe portati a Berlino in meno di due quarti d’ora. Durante il viaggio parlarono molto, soprattutto la ragazza, che per Takao e gli altri rappresentava ancora un mistero, e a cui chiesero di raccontare loro dei luoghi in cui era stata. Arrivarono a Berlino verso l’ora di pranzo, così, appena scesi dal treno, si preoccuparono di trovare un ristorante. Dopo pranzo andarono in aeroporto a prenotare sei posti esterni anteriori, si dedicarono all’esplorazione dell’enorme edificio, poi, due ore prima della partenza cercarono l’uscita che li avrebbe portati al loro aereo, e una volta trovata furono tra i primi a salire a bordo, disponendosi tre in una fila e due in un altra: Rei con Kyouju e Takao, e Kei con Takako.

Mentre Kyouju studiava tattiche o nuovi pezzi per i suoi compagni di squadra, Takao e Rei, che più che altro ascoltava, tempestavano di domande una Takako piuttosto stanca. Kei si accorse subito che l’amica non era in vena di chattare, e dopo qualche minuto richiamò Takao perché che la lasciasse in pace. All’inizio l’altro si arrabbiò, ma poi anche lui si accorse dello sguardo assente di Takako che guardava le case e i palazzi della capitale diventare piccoli e insignificanti mentre salivano velocemente di quota, e non le chiese più niente. Il tempo scorreva lento… erano passate due ore e ne mancavano ancora, come minimo, cinque, mentre il paesaggio scorreva veloce davanti agli occhi spiritati della ragazza che guardava i raggi del sole sparire, mentre l’aereo passava dentro una nuvola che transitava insensibile nella rotta, bagnando il velivolo di miliardi di goccioline d’acqua sospese a 10 Km d’altezza – non sei riuscita a dormire neppure questa notte? – le chiese Kei -…no…- rispose Takako dopo un poco – ancora quella storia di ieri?- sussurrò lui all’orecchio di lei avvicinandosi, mentre la nuca gli formicolava curiosamente -…si…- sussurrò lei, poi si strinse nelle spalle mentre un brivido le percorreva la schiena. Kei si guardò velocemente attorno, controllando chi li stesse osservando, senza trovare nessuno di abbastanza sospetto -…forse mi sto sbagliando…mi sta ossessionando, questa storia…sarò anche un po’ stanca….- fece lei strofinandosi stancamente la faccia con le mani, insistendo sugli occhi, sotto i quali vi erano delle piccole occhiaie – un po’?!…da quel che mi hai detto è da ieri che non riesci a dormire…riposati almeno per quanto riesci in queste cinque ore…sono sicuro che se stacchi un po’ vedrai tutto più chiaramente…- disse lui guardandola seriamente, ma in modo convincente…… Continua…

Rita Coda Deiana alias Doroalice

“IGOR LAMPIS, STRAVYPAZ… IL CANTASTORIE PUNK CHE SI FA STRADA OLTRE IL MURO DEL SILENZIO”.

Una voce di difesa contro l’indifferenza, ipocrisia dell’uomo e la cecità di chi non vuol vedere.

Di Rita Coda Deiana

Ci sono degli artisti che con le loro canzoni, musica, poesie, romanzi, guidano la vita della gente, come dei veri “CANTASTORIE”, e capita che la gente aspetti solo una voce, qualcuno che sia in grado di dire qualcosa di autentico. Questa è la ragione, la stessa convinzione che verosibilmente arma la mano dell’artista nello scrivere, comporre opere ispirate, come raramente capita di ascoltare nel campo dell’arte. Ma ci sono artisti capaci di far vibrare corde emotive che parevano altrimenti irraggiungibili, soprattutto in un’epoca come questa nella quale lo stridere delle contraddizioni è un rumore che quasi sempre suona intollerabile. Quando un artista si interessa di tematiche sociali, politiche e di attualità e cerca di interpretare queste tematiche con la propria arte, viene subito legato ad un genere di “tendenza”, sostenitore del metodo non ideologico nel contatto tra l’arte e le svariate tematiche esistenziali. Eppure tutti abbiamo le nostre opinioni e penso che ognuno possa dedurre il proprio pensare dalla creatività di un artista, senza per questo creare invettiva polemica nei suoi confronti ma, al contrario cogliere il pregio non secondario, del senso maturato intorno a certe questioni affrontate da un artista. Poi ci sono degli artisti contemporanei che con la loro creatività desiderano effondere cultura di attualità, quasi come scrivere un libro che riporta l’attualità che si vive quotidianamente, per tramandare immagini, stati d’animo e testimonianze di vita sociale ai posteri. Un artista della scena musicale sarda e non solo, forte della sua cultura letteraria (con una vera e propria passione per la lettura, la musica e per lo scrivere che risale a quando era ragazzo) è Igor Lampis, “StravyPaz”. L’artista è di Pabillonis, comune della Sardegna in provincia del Sud Sardegna, vive a San Sperate e lavora a Cagliari come ingegnere. La sua autentica personalità, lo distingue nello scenario comune, per il suo retroterra culturale e quel qualcosa di sensato da dire anche al di fuori della scena e dell’ambito strettamente musicale. Con i testi che compone e canta cerca di arrivare nell’animo di chi lo ascolta, anche della gente che si è imbruttita che non riesce più nemmeno a comunicare con il più elementare dei mezzi: il linguaggio. Le sue poesie in forma di canzoni, musica, rappresentano una sorta di “CANTACRONACHE” e prendono spunto dai temi sociali, politici e di attualità del mondo. Di un mondo dove la disperazione si scontra con l’ipocrisia e il menefreghismo dell’uomo che tenta di migliorare se stesso, senza affrontare i propri demoni che da dentro lo divorano come un cancro. La sua Musica, Poesia, diventa quasi, un bastione di difesa contro l’indifferenza della gente, contro la stupidità e la cecità volontaria, di chi non vuol vedere. Igor Lampis nasce arstisticamente con il gruppo musicale i “PUNKILLONIS” nel 2000, come chitarrista e membro fondatore, con un genere musicale Punk, anche se in molti preferiscono definirlo un genere: Punk Distopico Postmoderno, definizione gradita dal gruppo musicale che genericamente preferisce riconoscersi nello scenario Rock. Il gruppo composto da: Il Maestro (voce), Stravy Paz (chitarra), Boia (falce e cartelli), Robot (batteria), Goblin e Pumpkin (basso), è molto stimato per i diversi live nei club e concerti nelle piazze, per le tematiche trattate nei loro testi vivaci, ironici, puliti e soprattutto perchè come artisti, non si sono mai adagiati al consumismo sfrenato e artefatto che oggi impera nell’ambito musicale e discografico. Vincitori nel 2005 del Contest Sottosuoni, nel 2006 si esibiscono al MEI di Faenza. Il 2006 è l’anno del loro disco d’esordio “Eternit”, autoprodotto. Nel 2009 arriva per La Grande Onde / Bella Casa Music il secondo album “Eurasia”. Nel 2011 suonano al Music Karel Expo nella serata che li vede protagonisti insieme ai Dorian Gray e Mick Harvey. Dopo una ghost release con un’uscita esclusivamente in vinile, il 9 settembre 2014 esce per Pick Up Records/Bella Casa Music/Punkillonis il terzo lavoro della band sarda “Eclissi”.

Nel 2015 gli stessi componenti della band, scrivono un libro con CD allegato che contiene 5 brani ( Audioglobe), sulla loro storia: “Che il Puzazu sia con voi – La storia – tutto quello che vi avremmo voluto raccontare se fossimo diventati davvero famosi… tutto tranne la verità!”, con prefazione dell’artista rapper Piotta e testimonianza di Francesco Zampaglione dei Tiromancino.

Igor Lampis “StravyPaz”, dal 2012 imbracciando la sua chitarra acustica, ha intrapreso la strada da solista che lo vede anche nelle vesti di cantautore, con la sua costante poetica che è il Punk. Anche se l’artista afferma che spesso gli manca l’energia Rock-Punk della Band. Dal 2018 per l’artista inizia un nuova sfida… il progetto denominato “Il Nuovo Cantacronache”, che è l’emblema dell’essenza del pensiero che unifica due movimenti di artisti in unica entità, ma con nuove consapevolezze. Il primo movimento dei “CANTACRONACHE“, composto da musicisti, poeti letterati della Torino di fine anni cinquanta, attivo dal 1958 al 1962. Con protagonisti come Michele Luciano Straniero, Sergio Liberovici, Emilio Jona, Fausto Amodei, Margherita Galante Garrone (Margot) e con la collaborazione, di scrittori e poeti come Mario Pogliotti, Franco Fortini, Italo Calvino, Umberto Eco e Gianni Rodari. Un movimento anticonformista nato dall’idea di contestare il presente (quei primi anni Sessanta) visto come un ripetersi del passato, quando azioni repressive miravano a degradare il sistema culturale e musicale assicurando a chi le esercitava l’effetto “distrazione del popolo” e il totale disinteresse di larghe masse verso la realtà, la lotta politica in corso, le problematiche sociali. Ma il “Nuovo Cantacronache” è un movimento che non si pone limiti nell’espressione, con una visione più universale, scegliendo anche la contorta via del superamento di ogni confine dettato dalla forma dell’utopia. Un movimento di artisti che desidera raccontare l’attualità, il disagio degli umili, degli sfruttati, degli invisibili cercando di dare voce alle esigenze del cuore umano. Artisti che desiderano denunciare le contraddizioni della società contemporanea, affinchè la Libertà surclassi la strada dell’agonia e che si faccia strada quell’età d’oro del rispetto, Verità, che si è perduta dietro la caoticità dell’esistenza umana. Igor Lampis “StravyPaz”, come un cantastorie Punk, nel nuovo progetto “NUOVO CANTACRONACHE” vol. 4 (Cenacolo di Ares), ama percorrere le strade polverose, per raccontare con le sue ballate, le testimonianze di vita delle persone comuni.. quasi come un esploratore di storie, passando attraverso le vie della sofferenza, sacrificio, la disperazione dell’assenza, la speranza dell’amore, la bellezza della verità, di una società totalitaria, in grado di plasmare, inibire e controllare anche le emozioni delle persone. Igor Lampis, come lo definisce l’autore, Alessandro Hellmann, è una voce che dice la verità. Il progetto “Nuovo Cantacronache vol. 4″ di Igor Lampis, coprende i seguenti volumi:

  1. Nuovo Cantacronache vol. 1 di Mireille Safa
  2. Nuovo Cantacronache vol. 2 di Beppe Chierici
  3. Nuovo Cantacronache vol. 3 di Malva
  4. Nuovo Cantacronache vol. 4 di Igor Lampis
  1. Nuovo Cantacronache vol. 5 di Giuseppe Mereu
  2. Nuovo Cantacronache vol. 6 di Mireille Safa e Chloé Maxwell.

Nel 2021, l’artista Igor Lampis si spinge ancora più avanti con la sua creatività, presentando “Punk-Autoriale” (dal Punk alla canzone d’autore in una sola mossa), un vinile di undici tracce, dove la musica non è intrattenimento ma diventa cultura, dove l’artista con la sua chitarra e voce all’unisono, ottimamente articolate in un’armonia ritmica davvero esemplare, per intensità e articolazione, a volte scanzonata e ironica, canta il disagio esistenziale, di un presente sempre più alienante, della gente comune. La nuova creazione dell’artista, vede la collaborazione di diversi artisti sardi e non, come: Pasquale Posadinu, Quilo, Dandy Bestia (Skiantos), Fabio Marras, Max Viani, Giacomo Zucca, Nicola Pisu, Steve Minnei, Luca Ricatti, Mireille Safa, Beppe Chierici e perfino nei musicisti assoldati: Luca Veroni, Raffaele Cuomo, Fabio Perria, Stefano Mura, Lorenzo Veroni, Gianni Palmas, Michele Uccheddu, Claudio Kalb.

La creatività di Igor Lampis non ha limiti e non conosce confini, infatti oltre a gestire, insieme all’ autore Ivo Murgia, “Il Cenacolo di Ares”, una casa editrice ad etichetta indipendente non a pagamento che è anche un’Associazione Culturale, nata per promuovere la cultura nelle sue varie forme, dall’idea di alcuni arstisti che amano definirsi “Artisti della Semplicità”, è anche autore di diverse pubblicazioni tra le quali:

Lo spirito del mio tempo (A. Sacco, 2010); Orizzonti verticali (GDS, 2012); Pensieri in verticale (Montecovello, 2012); Quasi 17 (0111, 2013); L’ isola (Cenacolo di Ares, 2016); Il pozzo (Cenacolo di Ares, 2016); Paranoie ( Ivo Murgia e AA.VV., Cenacolo di Ares, 2016); Non è la fine del mondo (Cenacolo di Ares, 2017).

Igor Lampis, “StravyPaz”, il cantastorie Punk che si fa strada oltre il muro del Silenzio… una voce di difesa contro l’indifferenza, ipocrisia dell’uomo e la cecità di chi non vuol vedere.

10/04/2021

#fotodell’artista

SIAMO SPIRITO VIVENTE

Non un raggio di sole scaturisce

Da questa lugubre prigione che stiamo subendo,

Le circostanze esteriori sono mascherate,

Da chi scambia il delinquente per il santo,

In questo immenso grembo incosciente dell’uomo

Dalla cecità volontaria, dall’occhio meschino

Che riesce a vedere solo ciò che gli si palesa davanti,

Ma non riesce a salvare se stesso

Dalla paura del timore e dall’utopia imposta.

Circostanze interiori che sono reali in maniera allucinante.

I Portavoce della Libertà, dei drammi della speranza,

Della sconfitta, della frustrazione, della verità,

Della disperazione che divora l’intera umanità,

Animi sopraffatti continuano a lottare per la vita di tutti,

Avanzando come treni in fuga che corrono,

Sempre in attesa di ricevere la notizia

Che la libertà abbia sopraffatto la strada dell’agonia.

Siamo Sale del deserto

Relegati in pii campi di concentramento

Con fili spinati che nessuno vuol vedere,

Con guardie armate non per loro volere,

Lasciati semplicemente lì ad estinguerci.

Pezzi insignificanti di uno specchio

In cui i giorni di disperazione si uniscono ai giorni di pace,

A formare un disegno di eroi legato al Passato, Presente e Futuro.

Possono fermare i nostri cuori ma non la Libertà

Che s’incorpora nello spirito vivente di ciascuno di noi

Che fa cadere tutti i muri e con essi le paure

Che affliggono l’intera umanità.

Rita Coda Deiana alias Doroalice

10/04/2021

LE MIE SOLITE DIVAGAZIONI SERALI…

Raccontare la propria storia non è un dono che si fa al pubblico.

Non ci si presta così facilmente all’occhio e all’orecchio altrui per semplice vanità o per denaro.

Lo si può fare, certo, ma si finisce col pentirsene. Ci si pente e si cade sopra le proprie ginocchia logore.

Si rovesciano tutti i contenitori per terra, i contenitori con i liquidi e le sostanze della propria gestazione illusoria e non resta altro che un pavimento sporco da ripulire.

Non si racconta la propria vita a colui che non ti conosce e che forse ha qualche subdolo e perverso desiderio di venire a conoscenza dei tuoi più intimi delitti. Si racconta la propria sofferenza a chi conosce la tua stessa sofferenza, a chi ti è simile nelle situazioni che la vita gli ha offerto o sbattuto in faccia.

Si racconta una storia, la tua personale storia e lo si fa perchè si cerca di capire chi si è veramente.

Chi sei?

Chi sei stato e chi intendi essere?

Certamente diresti te stesso, ma essere te stesso cosa significa oggigiorno? Significa forse essere ciò che gli altri si aspettano da te.

Significa forse non essere te stesso sul serio, ma imitare te stesso.

Non è forse questo il senso? Il senso della vita non è questo?

A mio parere oggi è questo il senso che si dà alla vita e all’essere vivi.

Che poi non debba essere questo, beh allora si tratta di tutt’altro.

L’uomo nasce, vive e muore.

È un ciclo.

Ha poco tempo e ciò che gli capita vale più di ogni altra cosa, perchè non si riverificherà tante volte.

Quindi occorre tenerne conto, molto attentamente e farne tesoro.

Occorre redigere tutto e tutti coloro che si incontrano e che si scontrano con noi.

Occorre non tralasciare nulla, ma lo si fa esclusivamente per conoscere chi si è, cosa si desidera e cosa si prova in ogni minima situazione.

Rita Coda Deiana alias Doroalice

09/04/2021

Il giardino dei nostri ricordi

Il forte vento della notte aveva strappato via i petali dei fiori del giardino dei nostri ricordi. Divampavano accartocciandosi sfiniti in angoscia, come fiammelle su un fuoco che ardeva. Danzavano sfiorando la mia mente che distingueva ciò che mi feriva da quello che mi dilettava, per poi sparire nella solitudine di un’anima persa. Avevi promesso di farmi leggere i diari della tua vita che rivelavano segreti custodendone infiniti. Una lampada bassa pendeva dal soffitto della tua camera e sulla scrivania giacevano pagine impregnate di lacrime e sogni. Avvertivo il loro fluire dalla rigida forma così severamente immobili in vuoti spazi sbiaditi dal tempo. Tranquille stavano nel loro composto silenzio d’inviolata pace e a mia insaputa si erano succedute inavvertite. Pagine, invulnerabili che ci appartenevano perché prigioniere del fiume dei ricordi del nostro passato. Sentivo su di me, le vecchie, dolci lacrime consolatrici, i sogni affidati agli oceani sconosciuti dove s’affollavano gli echi delle nostre risate. Tutt’attorno ruggiva la doppia coscienza che aveva soffiato via l’ultimo tuo sorriso. Il tuo scopo era di aprirti alla vita, di renderti uomo affamato di vita e di riportare ogni tua questione alla vita. Ti esortai a renderti conto che avevi tutta la libertà in te stesso senza preoccuparti del destino del mondo e di risolvere il tuo problema individuale che non era nient’altro che una questione di liberazione. Avevi viaggiato in lungo e in largo per accorciare questo senso di disagio, immediatamente dissipato dal calore della tua anima. Era in te la pienezza che è così manifesta nella dura esperienza della vita che a volte manifestavi con toni alti e con eco sottile e acuto. Sapevi tirare ogni chiave ed eri maestro nell’usare i pedali dell’organo perché in te spirava un vento alto e vigoroso che era il dono della profezia. Una girandola roteava al lieve soffio di vento quando, quel giorno, la morte bussò alla tua porta. Pensieri che trasudavano di un’esistenza vulnerabile piena di segni, stordita da quel dolore indagatore che ti portavi dentro. Pensavi di aver perso la tua identità cercavi un nuovo significato, una nuova vita. Ti avevo lasciato là seduto, ben lontano dall’immaginazione che sarebbero passate solo poche ore prima di ricevere tue notizie. Forse era quello l’ultimo sorriso, sguardo che desideravi lasciarmi, prima di lasciarti andare in quell’acqua oleosa dove sapevi che non ti saresti tenuto a galla. Una partenza che ha segnato la fine del tuo dolore e l’inizio del tuo viaggio per le stupende immaginabili diversioni della vita che inalano un sentore di fiumi, colline e aroma di erbe aromatiche, dove il tempo e lo spazio non esistono.

Ghirlande di carezze

Ho colto le tue carezze
che profumano di fiori
spensierati e ne
ho fatto delle piccole
ghirlande.

Per non farle sfiorire,
le ho intessute con pregiata
filigrana tra i miei lunghi capelli
corvini.

Così mi sento invulnerabile
e legata a te, noi due intrecciati
in un’unica ghirlanda
di carezze.

Rita Coda Deiana alias Doroalice

#fotoritacodadeiana

UN FA DIESIS MAL RIUSCITO

Versi non scritti da me,

non scritti da qualcuno

che io conosca a fondo,

non scritti e basta.

Una Poesia nata dal sentire,

non dallo scrivere.

Un sentire messo nero su bianco

solo per porvi ordine,

per congelare gli artifici esistenziali

e imprimerli ai posteri.

Versi, forse scritti solo per noia,

per paura della solitudine.

Non per una vera motivazione,

quella sono io a vederla

quando ho iniziato a credere

alla tua Poesia.

Una Poesia assordante

che fra tante mi ha scelta invadendo l’aere

con il suo frastuono ossessivo,

non mi ha permesso di soffermarmi

e di soppesare la situazione un pò di più.

Poesia dove i miei occhi

hanno letto me stessa tra quei versi,

percependo una comprensione assoluta,

senza remore, senza viltà,

tale da annebbiare la mia vista

e far piangere il mio cuore.

Tutto ciò che vi era scritto,

era come se l’avessi scritto io stessa,

vissuto, provato.

Ma questo immedesimarmi

stonava con la tua Poesia assordante,

era come un fa diesis mal riuscito

dentro ad un accordo

che di diesis non doveva avere nulla.

Ora i tuoi versi

sembrano così diversi, monotoni, vuoti,

senza quella sonorità che li distingueva fra tanti.

La tua Poesia è diventata atona.

Rita Coda Deiana alias Doroalice

LA LIBERTA’ E’ EVASA DALLA CASA DEL GRANDE FRATELLO

Udite… udite…Da un’ultima agenzia di stampa, sembrerebbe che la LIBERTA’ sia evasa dalla casa del grande fratello. Ormai stanca da tutti i soprusi, di udire sempre: “andrà tutto bene” e di non essere stata considerata nonostante il suo sciopero della fame. Per non parlare poi del vicino di cella stonato che cantava in continuazione i brani dello zecchino d’oro. Violentata da una politica inutile e controproducente, che nulla ha ereditato dai grandi ideali politici e filosofici che dovrebbero stare alla base della vera ars politica, quella con la P maiuscola, quella che predicavano i grandi pensatori greci, quella impregnata di ideali rispettabili, di eloquenza satura di senso, e non di parole a vanvera tra un brindisi e l’altro il giorno di Pasqua. Stanca di guardare i telegiornali, e di sorbire altro dolore e sofferenza, vax o non vax, mascherina si, mascherina no, assembramenti, distanziamenti e monologhi di grandi virologi. A furia di fare zapping, per allontanare dalla sua mente tutte quelle immagini che si susseguono come una diapositiva inceppata su una parete fredda e bianca (il nostro cervello)… le si sono atrofizzate le dita ed è quasi diventata daltonica, a causa della continua variazione dei colori di zona in zona. Delusa da tutte quelle persone che, invece di far funzionare i neuroni cerebrali, preferiscono tapparsi occhi orecchie e bocca, e catapultarsi su qualche notizia del tutto priva di utilità, una di quelle notizie vuote, fatte di niente, che con i sogni… la Libertà, hanno ben poco a che fare. Stanca dei guardoni morbosi e con la bava alla bocca innanzi allo scorrere di vittime innocenti che si battono per i propri ideali di libertà e uguaglianza, per una giusta sanità o per un posto di lavoro. Da notizie ufficiose, che attendono ancora conferma, sembrerebbe che sia evasa con l’aiuto di alcuni complici. Un testimone, con un’ aria svampita, mentre fuma una strana sigaretta, giura di averla vista con il COVID-19 e le sue adepte varianti, imbarcarsi per l’isola dei famosi o per chissà quale isola che non c’è, alla ricerca di Peter Pan e di Trilli. Due fratellini affermano che dopo averle regalato un coniglio bianco, ha sorriso ed è scomparsa nel paese delle meraviglie, insieme ad Alice e al Cappellaio Matto…. Ed ora senza di lei saranno tempi duri da affrontare!

Rita Coda Deiana alias Doroalice

#fotodalweb

Scevra d’Amore

Mi disseti il tanto che basta,

per non farmi morire di sete

in questo deserto

fatto di parole

e immagini mentali

che devo cercare

di archiviare, classificare

per scongiurare lo smarrimento

del punto di riferimento.

Parole, promesse,

foto in bianco e nero

che si rincorrono nella mia mente,

per raggiungere i limiti

oltre i quali c’è solo l’ignoto,

il caos, il magma.

Parole, promesse,

carezze bugiarde

da chi si è insinuato lentamente

nella mia esistenza con il sibilo,

appena percettibile di una musica,

in un vortice di pura perfezione.

Favole non a lieto fine,

così altisonanti,

da far rabbrividire

per la loro straordinaria bellezza,

da farmi arrendere sotto la loro malia.

Un senso appagante di totalità,

che pervade, rapisce come in una danza

e fremente invita a partecipare,

a gioire della sua estasi.

Un continuo saliscendi di onde

che avvolgono nella loro spuma,

anche il più piccolo granello di sabbia come me,

di quella spiaggia che vuota,

si staglia davanti ai miei occhi,

scevra d’Amore.

E’ calato il sipario…

silenzio.

Il Silenzio è il nostro Paradigma.

Tu nella tua Isola

Io nella mia.

Rita Coda Deiana alias Doroalice

06/04/2021

LAMENTU DE S’INNOTZENTE/LAMENTO DELL’INNOCENTE

Mai si nde peset

unu lamentu de s’innotzente

in d’ogni sonniu

chi nd’ispuntat

abbaidende attesu.

Mai bi sian

mamas in pena

e-i su poveru

mai hapat famine.

Mai a nisciunu

manchet unu biculu ‘e pane,

carignu in sos ojos,

basu in sas laras,

gosu, cunfortu,

gana de s’amore.

Non b’hat a essere pius

su fizu de su riccu

e de su poveru,

su ‘e s’avvocadu

e de su pastore.

Non b’hat a essere pius

chie dispreziare s’emigrante

in terra anzena,

fizos umiles e pentidos

e mai a nisciunu manchet

tanta paghe,

s’istrada de s’incras’issoro

s’issoro salvesa.

Rita Coda Deiana alias Doroalice

Lamento dell’innocente

Mai si sollevi

il lamento dell’innocente

in ogni sogno

che spunta,

guardando lontano.

Mai ci siano

mamme in pena

e il povero

mai abbia fame.

Mai a nessuno

manchi un pezzo di pane,

carezza negli occhi,

bacio sulle labbra,

gioia, conforto,

voglia dell’amore.

Non ci sarà più

il figlio del ricco,

e del povero,

quello dell’avvocato

e del pastore.

Non ci sarà più

chi disprezzerà l’emigrante

in terra altrui,

figli umili e pentiti

e mai a nessuno manchi

tanta pace,

la strada del loro domani

la loro stessa salvezza.

Rita Coda Deiana alias Doroalice

#fotodalweb

LE MIE SOLITE DIVAGAZIONI PERSONALI. SCUSATE SE QUALCHE VOLTA RISULTO NOIOSA, MA RIFLETTERE NON E’ MAI DELETERIO. ANZI…

Il cuore è qualcosa di più di un semplice organo funzionale per la vita. La mente, certe volte, concretizza la decisione del vedere, la rende viva e quindi possibile. Se una cosa non la vediamo, ma la sentiamo comunque parte di noi, è più difficile prendere decisioni in merito, proprio perchè non possiamo toccarla con mano. Ma quando parliamo del cuore in termini letterari, a che cosa realmente ci riferiamo? Spesso mi sento domandare a che cosa possa servire il cuore in letteratura? Un caro amico direbbe il fegato. Una domanda per rispondere a un’altra domanda. E’ questa la domanda che spesso si pongono e ad essa rispondono semplicemente dicendo che è un muscolo e serve a pompare sangue per sopravvivere, per far scorrere il Sangue nelle nostre vene… insomma non è proprio così a mio parere. Questo è vero da un punto di vista schiettamente clinico e biologico, scientifico ad ogni modo, ma sono convinta che il cuore serva anche a qualcos’altro, a provare in ogni situazione differenti emozioni, ogni sensazione parte dal cervello, ma arriva anche al cuore. Facciamo un esempio abbastanza personale, che mi riguarda da vicino: solitamente per ogni persona provo qualcosa di diverso (come tutti credo) solo che io, non so forse una specie di sesto senso, quando vedo o conosco per la prima volta una persona, provo come una specie di presagio, di avvertimento. Certe volte questa sensazione è positiva, altre volte è negativa e quando lo è vi confesso che ho un po’ di timore verso la persona che mi sta di fronte e per la quale ho provato quel presagio. Sembra una limitatezza ma è vera. Ad ogni modo, se non esistesse nulla oltre alla semplice funzionalità del cuore e degli altri organi intesi esclusivamente sotto l’aspetto medico, come vi spieghereste questa cosa? Altre volte, alla vista di certe persone che ho conosciuto in passato e che avevo perso di vista, provo quasi come un battito accelerato, come se il mio cervello avesse comunicato al cuore che quella determinata persona l’avevo già vista da qualche parte, in passato e dunque l’avevo già analizzata (loro, il cuore e il cervello, l’avevano già analizzata e schedata, non certo io…) semplici presentimenti oppure mie fantasie, comunque vere e reali, ve lo assicuro! Quindi il cuore è qualcosa di più di un semplice organo funzionale per la vita, è molto più complesso! Cerchiamo di non ridurre tutto alla semplice funzionalità e necessità, non rendiamo tutto materiale e ovvio, cerchiamo di essere più profondi altrimenti finiamo col diventare dei qualunquisti senza opinioni personali da porre sulla pubblica piazza! C’è sempre e ci sarà sempre qualcosa che non riusciremo a capire e a spiegare. Saremo sempre nel dubbio, nell’errore, nella morsa del dolore: ma questo significa essere Umani! Se fossimo tutti felici e contenti, con il sorriso, più o meno sincero, stampato sulle labbra, allora saremo degli alieni, dei Non-Umani, ma siccome la nostra specie è quella umana, siamo condannati a cercare in eternità la felicità, alcuni la trovano/ o così credono/ altri no e continueranno a cercarla fino alla fine dei loro giorni da Umani, ma per lo meno vivranno sempre con la speranza di trovare ciò che cercano anche se sono sempre più convinta che in realtà la felicità che tutti cerchiamo sia solo una scusa per non rassegnarci a ciò che possediamo già… ecco la mia solita opinione personale in mezzo ai piedi… voi naturalmente siete liberi di pensarla un po’ come preferite: io, scusate ma la penso così.

Rita Coda Deiana alias Doroalice

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